Le cose non sono mai semplici come sembrano. Io, insomma, di questa cosa non avevo più parlato perché mi era sembrato che tutto fosse insolitamente semplice. Insomma così: busso alla porta, l'ufficio è pulito e curato, due signorine dall'aria affabile mi guardano, io le guardo, tiro fuori i documenti e presento il mio 730, quello che avevo stampato dalla mail del mio amico Paolo, il mio commercialista. Metto qualche firmetta, mi fanno la fotocopia dei documenti- me le fanno loro, cavolo, non dicono vada a fare le fotocopie- mi sorridono, mi rassicurano, sì è già finita, esco, immagino, con la stessa aria scioccata della deficiente che si era chiusa per dieci anni in casa, con attacchi violenti di agorafobia o come quando esci dal dentista e l'unica cosa di sgadevole che ti capita è di non ricevere una caramella o la stecchetta (come si chiama tecnicamente la stecchetta ?)in regalo, esco. Felice, per una volta, con un allegro senso di leggerezza. Meglio di activia, per capirci. E invece no. Oggi mi arriva la telefonata: una lista indecorosa di documenti fiscali da produrre, roba che non troverò mai, che non ricordo nemmeno di aver posseduto. Ecco il panico, di nuovo.
P.s.: nella prossima vita sposerò un commercialista. Lo giuro.
venerdì 6 giugno 2008
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